Editoriale

Giffoni sceglie le “cose impossibili” e continua a far sognare

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Viviamo nell’epoca del “tutto è possibile”. Un’epoca che Zygmunt Bauman aveva anticipato nei tratti essenziali teorizzando la modernità liquida: strutture che si dissolvono, certezze che evaporano, identità che mutano continuamente.
In quel vuoto di punti di riferimento, quasi per reazione, siamo scivolati verso la polarizzazione — il bianco o il nero, , l’addio alla zona dei grigi. Come se, persa la solidità sociale, avessimo cercato rifugio nella semplificazione.

Le nuove generazioni sono cresciute dentro questa contraddizione. Da un lato, la promessa vertiginosa che tutto sia raggiungibile — a distanza di un click, di un video virale, di qualche messaggio di testo. Dall’altro, il peso sottile di quella stessa promessa: perché se tutto è possibile, ogni fallimento rischia di diventare incomprensibile, angosciante. Ogni “impossibile” che non si trasforma in “possibile” sembra essere una sconfitta personale.

Quella promessa — per quanto distorta — ha permesso di ribaltare pregiudizi sedimentati, di ribellarsi all'”è sempre stato così”, di immaginare alternative che le generazioni precedenti non si concedevano. È in questo contesto che la scelta del tema della 57ª edizione di Giffoni Film Festival acquista un peso preciso: le cose impossibili. Un plurale non casuale, come sottolinea il Direttore Artistico Luca Apolito, che apre un’edizione storica: è la prima, infatti, senza Claudio Gubitosi in veste di Direttore del Festival, un uomo che l’impossibile l’ha osservato e l’ha sfidato a partire da quel fortunato 1971.

Scegliere l’”impossibile”come bussola per i giovani, dunque, significa restituire dignità al processo, alla fatica, all’attesa — tutto ciò che la cultura del click tende a rendere invisibile. Significa dire ai ragazzi che il confine tra possibile e impossibile non è fisso, ma che attraversarlo richiede qualcosa di più di un gesto rapido.

L’”impossibile” che riempie il manifesto di GFF26 non è solo un “impossibile” strutturale, bensì un concetto di fondo che mostra tante – e ben diverse – sfaccettature. Sembra ricordarci che, all’interno di un’epoca dove le identità individuali si frammentano, spesso spente da un’omologazione continua, esista un “impossibile” che va sfidato e ricercato con onestà intellettuale. Quello dell”impossibile” comunitario, dove l’io diventa noi.

Il team di politichegiovanili.com, alla vigilia della terza esperienza a Giffoni, ha provato a raccontare quello che trasmette il tema di quest’anno. Sapendo già che, ascoltando le voci dei Giffoners, cambieremo ancora idea — e che anche questo fa parte del processo.

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