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Giovanni Allevi a Giffoni, quando la malattia diventa melodia

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Quando Giovanni Allevi entra in Sala Truffaut, la più grande della Multimedia Valley di Giffoni, c’è l’attesa che si riserva a un grande artista.
È un silenzio che esplode in un applauso capace di abbracciare un uomo che ha guardato negli occhi il dolore, trasformandolo in testimonianza.

“Sento una grande responsabilità all’idea di incontrare i ragazzi. Attendo le loro domande perché da quelle vorrò intuire cosa c’è nel loro cuore, quali sono le loro insicurezze; perché forse, molte, sono le stesse che si animano nel mio”, dice il Maestro.

È il In una società che chiede ai giovani di essere sempre performanti, competitivi e invincibili, Allevi porta in dote la sua vulnerabilità.

“Quando ricevi una diagnosi del genere incontri il buio. Perdi tutti i riferimenti e la cosa peggiore è vedere il dolore negli occhi di chi hai di fronte. Ma, come dice Buddha, la disperazione è impermanente. E alla fine anche la mia è svanita”, dice in conferenza stampa prima di raggiungere la Sala Truffaut.

È un incontro che si preannuncia speciale già dall’esterno, quando l’artista sfila sul Blue Carpet della Cittadella del Cinema. Il sorriso è lo stesso – inconfondibile – di sempre, quello che lascia trasparire l’emozione autentica sul volto di fronte alla marea di ragazzi che lo attendono.

Per lui è la terza volta a Giffoni, ma la prima dopo la diagnosi della malattia. Aveva già incontrato i Giffoner nel 2016 e nel 2019. Questa volta, però, torna dopo una storia che – nel corso del dialogo con i Giffoner – racconta con estrema profondità.

Quello del Maestro Allevi è un esempio di intelligenza emotiva immenso, che riesce a intercettare l’esigenza più ricercata dalle nuove generazioni: quella di un ascolto vero e autentico.

“Come si fa ad accettarsi anche nelle proprie debolezze? Entrando nella bolla del silenzio per ritrovare la propria voce interiore, l’immensità che è nascosta nella nostra anima. Quando una persona scopre l’immensità che si annida dentro di sé, allora smette di sentirsi inadeguata e diventa immediatamente non più governabile, al contrario di come vogliono farci invece credere”, risponde a uno dei Giffoner presenti in sala Truffaut.

La lezione più grande del Maestro Allevi arriva dopo una risposta sulla sua convivenza con la malattia. È lì che racconta come sia cambiato l’approccio al dolore e come abbia trovato una risposta inedita, trasformando le sette lettera della parola “mieloma” In una melodia, MM22, composta durante la sua degenza in ospedale, proprio come fece Johann Sebastian Bach.

“Dopo aver affrontato il buio ed essermi chiesto se sarei sopravvissuto, ho fatto lo stesso con le sette lettere della mia malattia e ne è uscita fuori una melodia romantica, dolce”, Allevi.

Al termine dell’incontro in Sala Truffaut Allevi ha ricevuto il premio “Futura – Rendere possibile l’impossibile” realizzato per la 56ª edizione del Festival dalla Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato.

Allevi ha mostrato che l’impossibile si realizza non quando fuggiamo dal buio, ma quando abbiamo il coraggio di guardarvi dentro e iniziare a suonare.La fragilità diventa, quindi, la cassa di risonanza attraverso cui la nostra anima impara, finalmente, a sentirsi libera.

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