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In Italia solo 1 persona su 3 si laurea: lo studio OCSE che allarma

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In Italia soltanto il 22% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea. È questo uno dei dati più significativi contenuti nel nuovo rapporto “Education at a glance 2025” – pubblicato dall’OCSE – che ogni anno analizza il livello di istruzione nel mondo attraverso diversi indicatori.

Il quadro che emerge per l’Italia è – ancora una volta – allarmante, con ritardi strutturali e carenze diffuse che toccano l’istruzione terziaria, le competenze degli adulti e le risorse economiche assegnate al settore.

Il calo dei laureati
Il primo segnale preoccupante riguarda la bassa percentuale dei laureati italiani: oggi soltanto un giovane italiano su tre (25-34 anni) completa un ciclo di studi universitari. Una quota che scende ulteriormente se si prende in considerazione la fascia 25-64 anni, dove i laureati si fermano al 22%.

Sono numeri molto distanti dalla media OCSE (40%) e dai livelli raggiunti da Francia e Spagna (53%). L’Italia si colloca così nelle ultime posizioni in Europa e nel Mondo, soltanto davanti al Messico (29%).

La situazione è ancora più critica nell’ambito delle discipline STEM, dove la percentuale di laureati scende al 21%, tra i valori più bassi a livello europeo.

Il calo delle competenze tra gli adulti
Il rapporto mette in luce anche la questione delle competenze di base: il 37% degli adulti italiani presenta un livello di alfabetizzazione insufficiente, con numerose difficoltà nella comprensione di testi complessi e un vocabolario sempre più scarno.

A questo si aggiunge il tema delle competenze digitali: solo il 46% degli italiani tra i 16 e i 65 anni possiede competenze digitali di base o superiori, contro una media europea che sfiora il 60%.

Salari, fondi e risorse in calo
I numeri, tuttavia, rappresentano fedelmente le politiche intraprese dai Governi delle precedenti legislature.
La spesa pubblica per l’istruzione presenta forti squilibri. Se fino alla scuola secondaria di II grado i livelli italiani (12.666 dollari per studente) risultano allineati alla media OCSE, il divario si amplia nell’istruzione terziaria: 9000 dollari contro i 15.100 della media OCSE.

Ancora più allarmante la situazione del mezzogiorno, dove la quota di investimenti destinata all’istruzione è scesa al 6.7%, con un calo di 0.4 punti percentuali rispetto all’ultimo report.

Il tema dei salari degli insegnanti resta al centro del dibattito: secondo l’OCSE, gli stipendi della scuola primaria in Italia sono inferiori del 33% rispetto alla media dei Paesi membri, con ripercussioni dirette sull’attrattività della professione docente.

Dispersione scolastica: qualche segnale positivo
Non mancano, tuttavia, elementi incoraggianti. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, infatti, ha sottolineato il recente calo della dispersione scolastica (9.8%), un dato che ci permette di raggiungere e centrare gli obiettivi fissati dal PNRR, che mira a portare il tasso sotto il 10%.

Il rapporto dell’OCSE ci restituisce, dunque, una situazione estremamente fragile, in particolar modo all’interno del contesto universitario. Ai ritardi negli investimenti pubblici si aggiunge un malcontento diffuso tra studentesse e studenti dei cicli di istruzioni inferiori.
La risposta al recente studio passa quindi alle istituzioni, mentre le scadenze del PNRR – previste per il 31 agosto 2026 – incombono. Resta un solo interrogativo di fondo: quale modello di istruzione vogliamo consegnare alle future generazioni?

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