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Politica e comunicazione, la combo di Salvatore Borghese

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Il napoletano Salvatore Borghese, classe 1987, non è solo un analista politico di lunga esperienza, con all’attivo la cofondazione di Quorum e dieci anni di intenso lavoro per YouTrend. E’ anche un millennial, cresciuto con la satira caustica di varietà cult come il Pippo Chennedy Show o L’Ottavo nano. In tasca una laurea alla LUISS (con una tesi sulla strategia politica e comunicativa di Matteo Renzi), studi in giornalismo a Londra e molte collaborazioni nazionali (tra cui: il Mattino, Il Fatto Quotidiano, il Centro Italiano di Studi Elettorali e Agi-Agenzia Italia). Ecco quello che Borghese ci ha raccontato sul linguaggio politico e la comunicazione attuale, incluso qualche prezioso consiglio.

Com’è stato il tuo percorso accademico? E in che modo è iniziato – e prosegue oggi – il tuo lavoro con Quorum e YouTrend?

Ho studiato Scienze politiche, prima a Napoli e poi a Roma, dove ho fatto i due anni di magistrale. Inizialmente però il mio percorso universitario non è stato entusiasmante, tanto è vero che sono riuscito a prendere la triennale dopo diversi anni da fuori corso. Nel frattempo, ho iniziato a frequentare alcuni forum online di politica (erano gli anni in cui non c’erano ancora i social network, o comunque non erano ancora molto diffusi). Con un gruppo di altri giovani “nerd” di politica che ho conosciuto su uno di questi forum abbiamo messo in piedi un nostro sito che faceva analisi politica. Poi, circa due anni dopo, abbiamo fondato un’agenzia di consulenza di strategia e comunicazione politica. Sono passati quasi dieci anni da allora, ed entrambi – sia l’agenzia (Quorum) che il sito (YouTrend) – godono di ottima salute, e in questi dieci anni ho sempre lavorato con loro.

Da dove nasce la tua passione per la politica e per la comunicazione?

Quando ero piccolo ero un fan delle trasmissioni di satira di Serena Dandini. Studiavo avidamente tutti i personaggi interpretati da Corrado Guzzanti per poterli interpretare a mia volta. Ovviamente nella grande maggioranza dei casi erano personaggi politici: in questo modo ho iniziato a familiarizzare con il tema della politica. In seguito, quando sono andato al liceo, ho fatto subito amicizia con un compagno di classe super-appassionato di politica. A quell’età è facile “contagiare” i propri coetanei con una passione, e così pochi mesi dopo mi ritrovai a seguire la mia prima maratona elettorale: le elezioni politiche del 2001. Sulla comunicazione invece non saprei dire, anche perché non mi definirei esattamente un appassionato del tema. Però se ti interessa la politica non puoi non essere anche preparato sulla comunicazione, perlomeno devi sapere anche solo a grandi linee come funziona e quali sono le sue regole. Piaccia o meno, non può esistere politica senza comunicazione. È sempre stato così ma oggi lo è ancora di più.

Anagraficamente appartieni alla Generazione Y (i cosiddetti Millennials, nati tra l’80 e il ’95), quindi ti domando: quali sono tre regole di buona comunicazione – applicabili non solo sul lavoro ma anche nella vita di tutti i giorni – che un millennial può insegnare a chi appartiene, invece, alla Generazione Z e Alpha (i nati dalla metà degli anni ’90 in poi)?

Bella domanda. Non so se sono davvero nella posizione di poter insegnare qualcosa a qualcuno, in tema di comunicazione. Ai più giovani di me potrei consigliare di sicuro una cosa: di non essere ossessionati solo dalla tecnica della comunicazione. Saper comunicare è importante, ma ciò che è ancora più importante è la persona che vuole comunicare. Quindi, a costo di sembrare banale, consiglierei innanzitutto di leggere molto: giornali, romanzi, saggi, qualunque cosa. Anche perché chi legge molto di solito sa anche scrivere, sa esprimersi, e questa è una dote preziosa e sottovalutata. E poi consiglio di essere “cross-mediali”, e cioè di usufruire (e se possibile, di imparare ad usare) tutti gli strumenti di comunicazione che ci sono: non solo internet e social media, ma anche radio, cinema, televisione. Non bisogna fare l’errore di sottovalutare la televisione, anche quella “nazional popolare”. Si può imparare moltissimo da tutto. L’importante è essere sempre curiosi e non avere mai pregiudizi.

Cosa significa per te analizzare la politica, oggi, in un mondo sempre più digitale e nel quale la comunicazione è fagocitata dai social network?

In termini pratici, significa “lavorare” senza limiti di orario, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno, festività incluse. Naturalmente per “lavorare” intendo seguire la cronaca e l’attualità, avere sempre un minuto per essere aggiornati su cosa sta succedendo, ritagliarsi almeno una mezz’ora al giorno per leggere analisi e riflessioni su quanto è accaduto, e almeno altrettanto per fermarsi a ragionare e farsi una propria idea. In tutto questo, i social network svolgono una funzione importante, soprattutto perché possono essere super utili per trovare notizie in tempo reale da fonti affidabili e per seguire un dibattito informato e qualificato su un certo tema (magari anche partecipandovi). Ma non vanno sopravvalutati: la realtà è quella cosa di cui sui social network si parla (spesso, non sempre), ma i social network non sono la realtà. Bisogna sempre fare attenzione all’effetto “bolla”.

Chi è il politico che comunica meglio, in Italia, e perché? e quello che invece comunica peggio?

Dipende dal periodo: ormai con cadenza sempre più frequente ci sono politici che sembrano aver scoperto la “pietra filosofale” della comunicazione perfetta e poi nel giro di pochi anni (a volte persino mesi) sembrano aver perso la bussola, appaiono surclassati e molti si chiedono come si sia potuto fare a reputarli così invincibili. Di solito questo avviene quando gli addetti ai lavori sono già invischiati nella narrazione del “fenomeno” successivo. Ma, come ho detto prima, negli anni mi sono fatto l’idea che anche per chi fa politica la technè comunicativa, per quanto importante, sia secondaria. Molto più importante è essere “sul pezzo”, cioè saper interpretare lo zeitgeist, essere la persona giusta (per posizionamento, credibilità personale) al momento giusto. Certo, non si può aspettare il momento propizio, bisogna saperlo riconoscere e saperlo sfruttare. Negli anni lo hanno saputo fare, ciascuno a loro modo, politici molto diversi come Berlusconi, Vendola, Renzi, Grillo, Salvini. Oggi si sta muovendo molto bene Giorgia Meloni, ma a mio avviso è più una questione di posizionamento e di contesto che non di particolare abilità comunicativa. Quello che non bisogna fare è semplice: non bisogna snaturarsi, venire palesemente meno alla propria natura, per cercare di “fare colpo”. In poche parole, non bisogna cercare di essere chi non si è. Perché i cittadini lo capiscono, non sono stupidi. E a quel punto, quando perdi credibilità, riconquistarla è difficilissimo.

Estensione del diritto di voto ai 16enni: favorevole o contrario? e perché?

Questione non semplice, ultimamente vedo che se ne parla molto, ma a me non sembra un tema così fondamentale. Certo, io a 16 anni avrei dato un braccio per poter già votare, ma devo ammettere che mi sarebbero venuti i brividi pensando che certi miei coetanei avrebbero potuto avere quello stesso diritto. Comunque, istintivamente direi di sì. Ma non posso evitare di sottolineare che il problema è un altro, e vale per i sedicenni come per i diciottenni come anche per i trentenni. Ed è questo: cosa stiamo facendo per l’educazione civica dei nostri giovani cittadini? Siamo sicuri che la società, a cominciare dalla scuola, gli insegni davvero il senso di cos’è una democrazia, del perché sia importante votare, di come funzioni lo Stato? Io ho davvero molti dubbi su questo. Affrontiamo il tema di cosa stiamo insegnando ai ragazzi, prima di dividerci sull’età a partire dalla quale è giusto farli votare.

Qual è il miglior consiglio che senti di poter dare a chi dovrà affrontare la prossima campagna elettorale (come candidato o come addetto ai lavori)?

Ai candidati consiglierei quello che ho detto prima: di essere innanzitutto se stessi. Può sembrare banale, ma se cerchi di forzare la tua natura per cercare di piacere a tutti i costi sei destinato magari ad avere successo nel breve periodo – se ti va bene – ma poi finirai male. Bisogna avere l’abilità di valorizzare i propri punti di forza e sfruttare al meglio le opportunità, sapendo gestire bene le proprie aspettative e dosando le proprie ambizioni. Uno squilibrio in un senso o nell’altro finiscono con l’essere fatali. Bisogna avere senso di realtà e cercare di non fidarsi troppo di ciò che ci dicono i “fan” o persino i membri dello staff, ma avere l’umiltà di capire cosa pensano le persone con cui normalmente non avresti modo (o persino voglia) di confrontarti. Per gli addetti ai lavori invece il consiglio è molto più semplice: seguite YouTrend! 😜

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