Editoriale

La vita dei giovani in una società liquida

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L’improvvisa digitalizzazione della scuola e non solo, oltre che apportare benefici evidenti agli studenti, ha fatto nascere anche problemi inaspettati. L’evidente necessità di “restare a casa”, per proteggere e proteggersi da un virus invisibile e spietato, ha creato, allo stesso tempo, dicotomie subdole nella mente e nei cuori dei più giovani mettendo in evidenza fragilità e punti di debolezza difficili da gestire.

Ne abbiamo discusso con Paolo Schetter, Psicoterapeuta molto attento nell’analizzare la realtà ed i comportamenti giovanili.

“Fino all’anno 2019 a.C. (ante Covid) i ragazzi potevano muoversi tra diversi e separati piani di realtà. Mi spiego meglio. Colazione a casa, mattina a scuola, pomeriggio casa, poi sport con gli amici o incontri di gruppo nella piazza cittadina. Ogni singolo ragazzo, quindi, si trovava a vivere 4/5 diversi luoghi fisici e temporali, distinti ed ognuno con diverse regole relazionali, comportamentali e di linguaggio.

Dall’anno 2020 d.C. (dopo Covid), tutto ciò è cambiato. I piani di realtà, fino ad ora separati, hanno iniziato ad avvicinarsi, unendosi, fondendosi e, in alcuni casi, confondendosi. Il ragazzo, a casa, fa colazione e nel frattempo si collega al link per le lezioni in pigiama, la casa diventa lo spazio fisico nel quale l’insegnante, il genitore e il gruppo studenti entrano in contatto. Lo studente osserva la scuola che nel frattempo osserva lo studente e la sua casa.  Le varie realtà sembrano mescolarsi su sé stesse uniformando linguaggi, vestiario e comportamenti che prima d’ora erano rigidamente separati. Videolezioni nei quali i ragazzi utilizzano filtri prima ad ora dedicati solo a chat informali o la privacy della propria abitazione fatta di voci di sottofondo, architettura e oggetti quotidiani rivelata attraverso la camera del pc sono il sintomo dello sgretolamento dei confini. Confini, come aveva predetto il filosofo Z.Bauman (Modernità liquida, 1999), che diventano sempre più liquidi, indefiniti, con il risultato, a mio avviso, di generare confusione e ansia nei ragazzi, i quali hanno bisogno, per poter esprimere al meglio il proprio potenziale di cornici ben strutturate all’interno del quale muoversi e che diventino punto di riferimento per la loro crescita”.

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