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“Giovanni, e tu tornerai?”: il momento in cui Dacia Maraini abbraccia i Giffoner

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A Giffoni 56, per un attimo, il tempo si cristallizza. Dacia Maraini fa il suo ingresso nella Sala Verde, quella dedicata alla sezione Impact!, la più trasversale del Festival, in un’atmosfera di grande partecipazione emotiva.

Fuori il tema di quest’anno recita “le cose impossibili” — e in sala, per novanta minuti, sembra davvero che la distanza tra una scrittrice classe 1936 e centinaia di ragazzi diventi impossibile da percepire.

È un dialogo ponte tra generazioni differenti e storie lontane, eppure – per tanti versi – anche affini. Emerge la voce di una generazione che rivendica rispetto, gentilezza, libertà delle idee: punti su cui i Giffoner e la Maraini si trovano immediatamente in sintonia.

Femminicidio, educazione affettiva e relazioni sono i primi temi ad aprire il dialogo in Sala Verde: “Quando un uomo pensa che la sua identità virile consiste nel comando e nel consenso si concretizza una vera e propria tragedia culturale”, commenta Maraini rispondendo alla domanda di una ragazza in sala. “Il femminicidio è parte di una regressione culturale e oggi — troppo spesso — si radica all’interno delle famiglie”.

Serve un’educazione che abbracci animo, mente e corpo, dice: quella che definisce “un’educazione alla persona”, su cui le famiglie non possono porre veti. “Esistono gruppi familiari oppressivi e violenti che non permetterebbero mai ai propri figli di seguire un corso di educazione affettiva a scuola”, riflette insieme ai ragazzi della sala.

Sul ruolo della letteratura la scrittrice apre una digressione che cattura l’attenzione: “La letteratura non cambia il mondo, perché il mondo lo cambiano l’economia e la politica. Lavora in profondità, perché dietro ogni cosa che accade c’è una consapevolezza collettiva che si costruisce attraverso la lettura — e che oggi sembra persa, a causa di una semplificazione delle idee”.

“Idee e movimenti che nascono”, spiega Maraini sollecitata da una domanda di Giovanni, “da un consumismo delle idee” — un concetto che richiama la critica che già negli anni Settanta Pier Paolo Pasolini muoveva alla società dei consumi, accusata di aver appiattito pensiero e linguaggio in nome del mercato.

È una trasformazione che travolge molti ambiti della quotidianità e Maraini si sofferma sul mondo dell’editoria: “È cambiato tutto. Prima gli editori puntavano sui libri in cui credevano. Ora la scelta la fa il mercato, che pubblica più di 85mila copertine all’anno”.

A Giovanni – come con ogni ragazzo che incontra durante la sua permanenza nella Cittadella del Cinema – chiede se partirà per l’Erasmus e, soprattutto, se tornerà. “Abbiamo bisogno delle vostre menti, della vostra curiosità”, gli dice.

È questo un rituale che sembra assumere i connotati di un gesto quasi materno, quello di una madre che di fronte all’ennesimo figlio in partenza, non smette di tenere accesa la speranza che torni.

Perché, in fondo, ciò che trasmette oggi Dacia Maraini nella Sala Verde si risolve in una profonda manifestazione d’amore. L’amore per i sogni che questa generazione dimostra di non aver perso.

Perché non ha ancora smesso di amare la letteratura.

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