I nativi digitali vivono immersi in una realtà costantemente attraversata da schermi, intelligenza artificiale e notifiche senza tregua. L’iperconnessione è divenuta una condizione quotidiana che proietta gli adolescenti in un mondo virtuale sempre più pervasivo, allontanandoli dalla dimensione reale.
Utilizzare la tecnologia in modo consapevole e moderato è una sfida dai caratteri particolarmente complessi, come confermano i dati della recente indagine condotta dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori insieme all’Istituto Piepoli, presentata lo scorso 13 ottobre a Roma.
Lo studio rientra nel progetto sociale “Educyber Generations”, promosso dal MOIGE e sostenuto da Enel Cuore, la Onlus del Gruppo Enel, in collaborazione con Polizia di Stato, ANCI, Google, Poste Italiane e con il contributo del Fondo di Beneficenza e opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo per l’iniziativa “Nonno clicca qui”.
Il campione di adolescenti analizzato comprende ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 18 anni, per un totale di 1.546 studenti provenienti da scuole medie e superiori.
I risultati delineano un quadro significativo: oltre il 50% degli studenti trascorre più di tre ore della giornata online, mentre un ragazzo su cinque prova ansia nel momento in cui prova a “disconnettersi”.
Ma non è una questione puramente statistica: l’iperconnessione digitale influisce anche sulla sfera relazionale, esponendo i più giovani a rischi concreti. In particolare, il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver accettato richieste di amicizia da persone sconosciute.
Richieste che, nel 20% dei casi, si trasformano in incontri reali con persone conosciute soltanto online.
Un altro aspetto centrale emerso dallo studio riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana dei ragazzi. Il 71% degli studenti delle scuole superiori utilizza l’AI, spesso per svolgere compiti o attività scolastiche. Tuttavia, solo il 20% afferma di aver ricevuto una formazione adeguata sull’uso di questi strumenti, evidenziando la necessità di un’educazione digitale più strutturata e consapevole.
L’appello del Direttore Generale del MOIGE, Antonio Affinita, durante l’evento di presentazione dell’indagine: “È necessario un impegno condiviso di genitori, istituzioni e operatori tecnologici per guidare i ragazzi in un percorso di educazione digitale che non si limiti a imporre divieti, ma li aiuti a comprendere, scegliere e utilizzare in modo responsabile gli strumenti del futuro”, ha detto Affinita.
I dati emersi dallo studio Moige-Piepoli sottolineano la necessità di mettere in atto politiche e programmi educativi in grado di creare consapevolezza sull’utilizzo della tecnologia e dei suoi più complessi strumenti. Un bisogno che, se ignorato, rischia di creare gravi implicazioni nella formazione e nella crescita degli adolescenti del terzo millennio.




