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In Italia l’educazione sessuale è un tabù, e sono i giovani a pagarne il prezzo più caro

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Ne abbiamo parlato col dottor Daniel Giunti, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, fondatore del centro “Il Ponte” e divulgatore scientifico da mezzo milione di follower.

Se sfogliate un dizionario cartaceo o digitate la parola tabù su un qualsiasi motore di ricerca cercandone la definizione, la descrizione sarà pressoché simile a quella riportata dalla Treccani: “(…) interdizione o divieto sacrale di avere contatto con determinate persone, di frequentare certi luoghi, di cibarsi di alcuni alimenti, di pronunciare determinate parole (…) per motivi di rispetto, per ragioni rituali, igieniche, di decenza o per altri motivi”. Cose, persone e comportamenti che esistono ma che in qualche modo sono proibiti, scoraggiati perché indecenti, di cui non si vuole parlare (se non pietisticamente) o ritenuti irrispettosi verso la morale comune. Come la sessualità.

Eppure ne siamo circondati, in ogni forma e su ogni mezzo. Perché il sesso, allo stesso tempo fonte di vita e di piacere, fa parte della natura e della storia dell’essere umano. Ed è dibattuto, analizzato e rappresentato ovunque – dal cinema alle opere d’arte, fino alle campagne pubblicitarie, passando per l’immenso pozzo senza fondo di internet – tranne che nell’unico luogo in cui dovrebbe davvero essere proposto in una chiave sana, scientifica, costruttiva, informativa: la scuola pubblica.

L’Italia, infatti, è uno dei pochi paesi membri dell’Unione Europea (insieme a Bulgaria, Polonia, Cipro, Lituania e Romania) a non prevedere l’educazione sessuale obbligatoria nella scuola, e questo perché il sesso nel Belpaese è da sempre terreno di scontro ideologico, largamente sfruttato dalla politica e sempre più tabuizzato dai dettami della morale cattolica, nonostante alcuni spiragli di apertura mostrati da Papa Francesco, Pontefice sicuramente attento ai bisogni e ai cambiamenti sociali. Per fornire un termine di paragone concreto, in Svezia è materia obbligatoria dal 1955: il nostro Presidente del Consiglio all’epoca era il democristiano Antonio Segni, la televisione trasmetteva in bianco e nero e un chilo di pane costava tra le 100 e le 150 lire. Parliamo di oltre 65 anni fa.

Certo, la realtà svedese non è la nostra e viceversa, ma i bisogni – e i diritti in termini di sviluppo, crescita e conoscenza – degli esseri umani dovrebbero essere gli stessi. In Italia, invece, guai a spiegare in modo democratico e collettivo a bambini, preadolescenti e adolescenti il meraviglioso corpo umano ed il suo pieno funzionamento, come proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate o cosa siano il consenso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale. Che si accontentino di cercare altrove risposte a domande che, inevitabilmente, arriveranno. E che (con buona pace degli esponenti politici per i quali è compito delle famiglie fornirle, per non violare libertà formative e religiose, che hanno tutto il diritto di esistere ma che avrebbero anche il dovere di non creare danni ai giovani) saranno rivolte principalmente a Google, agli amici più grandi e alla pornografia.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Daniel Giunti, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, Presidente del centro integrato di sessuologia clinica “Il Ponte” di Firenze e dell’Istituto Italiano di Sessuologia Integrata, oltre che fondatore di “sessuologia”, seguitissima pagina IG di divulgazione scientifica che ad oggi conta 483mila follower. Uno spazio digitale sicuro e (non per forza) anonimo in cui tant* ragazz* pongono con fiducia domande e interrogativi sull’affettività e la sessualità che non saprebbero, altrimenti, a chi rivolgere. “I tabù hanno ancora tantissimo peso – afferma il Dottor Giunti, che si occupa anche di formazione e ricerca scientifica – anche se si parla di sessualità più liberamente rispetto al passato. Basta leggere i commenti dei post che realizziamo quando affrontiamo temi come il desiderio sessuale della donna, o l’omofobia e il sessismo che emergono quando parliamo di orientamento sessuale o identità di genere. E ancora: l’uomo e i sex-toys, il piacere maschile o quello legato alla zona anale (non necessariamente indice di un orientamento non eterosessuale), la masturbazione femminile: i tabù ci sono e pesano. C’è tanto lavoro da fare e anche se si sta migliorando la strada da percorrere è in salita.”

La pagina IG è seguitissima, non solo dagli adolescenti. “I follower tipo – spiega – hanno in media tra i 20 e i 25 anni e buona parte sono studenti universitari, giovani interessati e curiosi a cui piace condividere domande e che si aprono molto al dialogo. Troll e haters, per fortuna, sono una scarsissima minoranza. Intervengono molto anche in base all’argomento: se si affronta il tema della “prima volta” e delle prime esperienze sessuali accorrono i più giovani, se si tratta del sesso post-gravidanza o dopo i figli intervengono le persone più grandi e più mature. Ma sempre in modo costruttivo.”

E su qualsiasi argomento proposto dalla pagina, le domande sono sempre tantissime. Dal classico “se faccio sesso senza preservativo e senza eiaculazione interna, il liquido prespermatico (una secrezione che il pene può produrre durante l’eccitamento sessuale) sono a rischio di gravidanza?”, fino ai dubbi “sulla contraccezione – aggiunge il Dottor Giunti – il sesso protetto e i timori sulle misure dell’organo sessuale, o su tematiche più mediche come il papilloma virus. Noi facciamo delle campagne informative, e questo aiuta le persone ad avere le idee più chiare sul tema, anche se non mancano interrogativi sui tradimenti e sulle relazioni (se il partner si masturba cosa vuol dire? se guarda un porno è tradimento o vuol dire che non gli piaccio?), sull’ansia da prestazione e sull’anorgasmia, perché le persone si concentrano sulla prestazione piuttosto che sul lasciarsi andare.”

Il Dottor Giunti non è solo in questa avventura, nata per caso anche grazie alla fortunata intuizione di suo nipote che lo ha convinto, dopo alcuni tentativi di poco successo su Facebook, a puntare su Instagram. La pagina è cresciuta, nel giro di due anni, da zero a mezzo milione di follower. “Gestisco in prima persona tutte le storie e i sondaggi – spiega – mentre per i post mi aiuta una collega sessuologa di 26 anni appassionata di social network. Laddove è necessario, infatti, c’è sempre il contributo da parte delle figure specifiche della mia equipe, circa venti professionisti sui 25 anni, a cui si aggiungono i tirocinanti, giovani sessuologi under 30. Dopo alcuni anni come libero professionista, infatti, ho puntato sul modello integrato, ossia un centro con più figure professionali, come ginecologi, urologi, endocrinologi e sessuologi, dedicandomi alla formazione, insegnando in università e in varie scuole di specializzazione e collaborando anche con Giunti Psychometrics, di cui sono anche presidente, oltre a curare un master in psicologia clinica che forma ogni anno centinaia di psicologi che vogliono diventare sessuologi.”


“Mi è sempre piaciuto molto parlare di sessualità – aggiunge Giunti – anche grazie al fatto che nella mia famiglia il dialogo era aperto ed erano temi che si potevano affrontare tranquillamente.” Non per tutt*, però, è così. “Oggi grazie a Instagram riesco a parlare tutti i giorni a cento, duecento, trecentomila ragazze e ragazzi al giorno. Continueremo ad andare, comunque, in due o tre istituti scolastici a settimana per parlare di sessualità, per dialogare con centinaia di ragazzi durante le assemblee. Loro ci chiamano e finché non ci sarà l’educazione sessuale nelle scuole noi cercheremo di fare il possibile, perché i giovani ne sentono il bisogno. Se fosse introdotta ci sarebbero tantissimi benefici, tra cui anche diminuire il numero di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili. Probabilmente anche i sessuologi lavorerebbero meno se ci fosse meno disinformazione che crea anche senso di inadeguatezza e complessi di vario genere. È necessaria una base corretta di conoscenza scientifica, magari un libro di testo con delle informazioni precise. Questo migliorerebbe la qualità della vita di tante persone, la cui unica alternativa informativa sono gli amici più grandi o la pornografia.”

In attesa di un cambio di passo – culturale, ancor prima che istituzionale – sul tema, il Centro “Il Ponte” propone anche delle guide step by step (dall’orgasmo femminile all’ansia da prestazione, fino ai consigli per chi approccia al sesso per la prima volta e per chi, invece, vuole fare sexting in modo consapevole e sicuro) e uno sportello dove è possibile prenotare consulenze a tariffe agevolate per i giovani under25. “I giovani arrivano senza la minima preparazione ad affrontare queste esperienze, al massimo con delle idee distorte e irrealistiche. Questi e-book sono pensati proprio per affrontare le tematiche principali che ci vengono poste su sessuologia, o per approfondire tematiche come i giochi kinky, i programmi adatti a tutelare la privacy, come aiutare donne che non sono mai riuscite a raggiungere l’orgasmo. Sono i nostri fiori all’occhiello e presto ne usciranno degli altri. Riceviamo in media 600 messaggi al giorno, ed è anche per questo che è nato lo sportello under 25, proprio per far entrare in contatto – in presenza oppure online – i giovani con professionisti del settore, ragazz* che avrebbero difficoltà a parlarne col medico di base. Ed anche per gli over 25 c’è uno sportello apposito a cui riceviamo tantissime richieste ogni mese.”

E in attesa di trovare coraggio o di aver bene in mente delle domande da porre al suo staff, ecco dei consigli validi e delle buone pratiche di prevenzione: “Per gli under 30 almeno una visita andrologica per gli uomini e una ginecologica per le donne, per controllare che sia tutto ok e per fare domande a dei referenti qualificati. Per chi desidera masturbarsi, di farlo serenamente, perché non solo non è dannosa, ma aiuta a conoscersi meglio e ad avere una sessualità di coppia migliore. Date importanza ai preliminari! A tutto quello che non è la penetrazione: stimolazioni, baci e carezze, senza vedere il sesso come una prestazione o uno standard da raggiungere. Nella pornografia c’è tanta ginnastica, posizioni acrobatiche che non sono realistiche e valide per tutti: il sesso è un’esperienza in cui entriamo in gioco come persone, con il nostro corpo e il nostro vissuto, per scoprire e imparare.”

Non dimentichiamo gli over 30, però, “e questo vale per tutti: comunicare ed esprimere i propri desideri col partner, essere curiosi, e per chi ha figli e famiglia ritagliarsi uno spazio solo per la coppia, anche segnandolo in agenda se necessario! E rivolgetevi sempre a una figura professionale e ai sessuologi prima che le situazioni si incancreniscano, sia come singoli sia come coppia.” Insomma: il tempismo, l’informazione e la conoscenza sono nostri alleati, non nostri nemici.

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