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Il sistema duale: il tentativo di dialogo tra scuola e lavoro

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Il sistema duale rappresenta un’opportunità, ancora poco conosciuta, data ai giovani per ottenere una qualifica o un diploma attraverso un sistema di “istruzione professionale”. La formazione in aula si accompagna, in questo caso, sempre a quella pratica in azienda che diventa parte imprescindibile della formazione degli allievi, assunti con contratto di apprendistato o inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro.

Dal 2008 la crisi economica ha evidenziato la forte necessità di ideare e adottare sistemi che potessero avviare percorsi di rilancio occupazionale giovanile e di contrasto alla dispersione scolastica. La difficile transizione scuola-lavoro ha portato spesso a riflessioni politiche e sociali sulla scarsa centralità del lavoro stesso all’interno del nostro sistema scolastico. Qui si inserisce il duale.
Mutuato dalla vicina Germania, il programma di sperimentazione del sistema duale nei percorsi di Istruzione e formazione professionale regionali (IeFP) è stato introdotto dalle riforme del mercato del lavoro (Legge 183/2014 – D. Lgs. 81/2015 e smi) e della scuola (L. 107/2015).

I vantaggi reali sembrerebbero evidenti: le aziende, oltre agli sgravi e agli incentivi economici previsti, hanno la possibilità di investire direttamente su risorse selezionate in base alle proprie esigenze. Gli studenti, al contempo, hanno maggiori possibilità di trovare un impiego grazie alle conoscenze pratiche e teoriche acquisite. Con la formazione sul posto di lavoro si colmano le discrepanze tra le qualifiche teoriche acquisite a scuola e quelle pratiche richieste dal mercato.

Secondo le statistiche OCSE, i Paesi con modelli di istruzione duale come quello tedesco o svizzero, mostrano un tasso di disoccupazione under 25 significativamente più basso rispetto alla norma.

La pandemia ha posto l’accento sul valore delle professioni tecniche, portando anche le riforme italiane verso la valorizzazione del ruolo formativo dell’azienda.

L’attuale premier Draghi ha affermato l’importanza degli Istituti Tecnici Superiori in settori come il digitale e l’ambiente, con l’esigenza di destinare almeno 3 miliardi di euro al loro potenziamento. Questo risulta indispensabile soprattutto se si considera che il sistema non è attualmente diffuso in tutte le Regioni e che, in quelle in cui il sistema è in fase sperimentale, ancora non se ne conoscerà l’esito in termini di futura replicabilità.

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