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Giffoni Opportunity: un laboratorio di felicità!

3 min di lettura

Abbiamo intervistato Jacopo Gubitosi, giovane Managing Director di Giffoni Opportunity e con lui, che è partito dal basso facendo la maschera al cinema, fino ad occupare oggi un ruolo di responsabilità, abbiamo ripercorso le fasi salienti del Festival più amato dai ragazzi.

Cosa vuol dire gestire un’impresa culturale al Sud Italia e come si fa a mantenere il successo dopo 50 anni?

Semplicemente avendo idee chiare, sapendole comunicare e costruendo un progetto valido.

Giffoni nasce come Festival ormai 51 anni fa, da allora è cambiato molto diventando una vera e propria azienda culturale.

Per mantenere questo successo sicuramente un ruolo importante è dato dal fatto di investire sui giovani. L’età media dei nostri dipendenti oggi va dai 30 ai 35 anni con un recente inserimento di una dozzina di ragazzi campani, neolaureati e under 30. Si è deciso di puntare su giovani che spesso si trovano alla loro prima esperienza e che hanno l’occasione di formarsi con l’aiuto dei nostri collaboratori storici.

Cosa ci dobbiamo aspettare dall’edizione 50plus del del 2021?

Il Covid-19 ha rappresentato un ostacolo non da poco che ci ha fatto ripensare totalmente al Festival, ampliando ovviamente la nostra proposta digitale. Giffoni, poi, è un prodotto che riempie la programmazione di un intero anno. A differenza di altre aziende simili non si ferma all’organizzazione del solo Festival.

Lavoriamo costantemente affrontando nuovi progetti: sociali, scolastici, di formazione. Quest’anno stiamo lavorando per aprire una scuola di alta formazione cinematografica, ma soprattutto per creare degli studios dove fare cinema in modo innovativo.

Ci racconti un aneddoto particolare che ricordi?

A 3-4 anni mi rendevo conto che il Festival stava per iniziare quando la sede profumava di incenso. Mio padre, avendo una formazione cattolica, ad ogni pre-festival inondava gli uffici di incenso, come per “benedire” l’edizione. 

Un altro ricordo che conservo con affetto è legato a Giuliano Gemma, uno dei nostri primi supporter, che ha capito subito il potenziale del Festival.

I suoi suggerimenti sono stati molto preziosi.

Come hai visto cambiare il Giffoni da Film Festival ad Experience ed oggi a Giffoni Opportunity?

La trasformazione principale da Festival locale a Festival Internazionale c’è stata nel 1982 con la partecipazione di François Truffaut che ha rappresentato sicuramente uno spartiacque importante. Con la sua partecipazione, con quella di Gorbaciov, Rita Levi Montalcini, il Festival è passato, poi, da un ambito prettamente cinematografico ad uno con uno spessore culturale, sociale e politico importantissimo. La funzione del Giffoni è quindi mutata quasi naturalmente, adattandosi ai tempi.

Il brand ha assunto una dimensione internazionale, oggi siamo presenti in 53 nazioni del mondo.

Vogliamo rappresentare la forza delle periferie nel mondo che hanno voglia di dimostrare che è possibile far emergere idee e grandi progetti anche in piccole realtà.

Chi è l’ospite che ti ha emozionato di più in questi anni?

Come dicevo prima Giuliano Gemma perché mi ricorda i primi anni del Festival, dopo di lui sicuramente Carlo Verdone, perché, oltre ad essere una persona fantastica, ha una visione registica straordinaria. Con la sua semplicità di linguaggio e un approccio molto umano, è sempre riuscito ad arrivare a tutti. 

Qual è il profilo di un giovane giurato di Giffoni?

In 50 anni di storia ci sono stati milioni di giurati che hanno partecipato al nostro Festival.

Nel 2019, ad esempio, erano oltre 6.600. Nel 2020, nonostante la pandemia, oltre 3.000 tra quelli in presenza e i ragazzi collegati via web. Quindi è difficile tracciare un vero profilo. Giffoni, però, può diventare una scoperta personale.

Qui chiunque può trovare la propria strada e allo stesso tempo lasciarsi contaminare dall’energia degli altri giurati.

Conclusa la programmazione triennale che metteva al centro il tema ambientale, è stata ora preannunciata una programmazione settennale, cosa ci riserva il futuro?

Insieme al dipartimento innovazione stiamo rimodernando tutta l’azienda. Il nuovo settennato, infatti, l’abbiamo chiamato Ri(e)voluzione 2021 – 2027; non è un caso che nella copertina vi siano delle farfalle proprio perché Giffoni, che era una crisalide, adesso deve diventare una farfalla con un’organizzazione strutturata. Il settennato è più di un piano industriale, lo definirei un laboratorio di felicità nonchè uno straordinario hub di opportunità per i giovani, il territorio, la cultura del Paese.

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