Nella prima giornata del Giffoni Film Festival, i ragazzi della sezione Impact hanno incontrato la giornalista de La Stampa Francesca Schianchi per un confronto intenso sui temi più caldi dell’attualità politica. Un dialogo che ha confermato quanto le nuove generazioni siano attente a ciò che accade nel Paese e desiderose di comprendere i meccanismi della politica e dell’informazione, rivendicando un ruolo attivo nella lettura della complessità del nostro tempo.
Al centro del dibattito, le questioni che dominano il panorama politico italiano: dall’ascesa di Roberto Vannacci alla legge elettorale, dalla frammentazione del centrosinistra al caso Roggero, fino al ruolo sempre più centrale dei social nella comunicazione politica.
Al termine dell’incontro, Schianchi si è raccontata ai microfoni di politichegiovanili.com, ripercorrendo alcune tappe della sua carriera e riflettendo sull’evoluzione del mestiere del giornalista.
L’intervista
Prima di intraprendere la carriera giornalistica, Francesca Schianchi ha lavorato in Francia al Louvre, grazie alla sua laurea in Lettere con indirizzo storico-artistico. Successivamente è approdata all’ANSA, esperienza che le ha permesso di osservare da vicino anche il giornalismo francese.
«Mi colpiva moltissimo come il quotidiano “Le Monde” fosse capace di dedicare ampio spazio alla rivolta in un piccolo Stato dell’Africa centrale o alla crisi economica di un Paese dell’Estremo Oriente, argomenti a cui in Italia difficilmente viene dato risalto. Da noi vige spesso la regola che più un fatto è lontano, più facciamo fatica a raccontarlo. Credo però che questa spiccata sensibilità internazionale sia più un tratto distintivo di un quotidiano globale come “Le Monde”, che rappresenta un unicum nel suo genere, piuttosto che una caratteristica generale del giornalismo francese.»
Tra i ricordi più significativi della sua esperienza all’estero, la giornalista cita il racconto delle elezioni presidenziali francesi:
«È stato bellissimo raccontare come cambia un Paese e come un intero popolo sceglie la propria guida. Trattandosi di una Repubblica semipresidenziale, la figura del Presidente è sentitissima: i cittadini fanno un grandissimo investimento emotivo e politico su quel nome. È stato stupendo cercare di decifrare i movimenti profondi della società che favoriscono un candidato rispetto a un altro»
Alla domanda su come sia cambiato il giornalismo negli ultimi anni, Schianchi individua nei social network la trasformazione più significativa.
«L’impatto dei social network sul giornalismo è stato dirompente. Le piattaforme digitali sono diventate una vetrina totale per i politici, permettendo loro di comunicare senza alcuna intermediazione, ovvero senza il filtro della stampa. Un politico della Prima Repubblica, per diffondere una notizia, aveva necessariamente bisogno della stampa. I giornalisti potevano verificare i fatti, chiedere chiarimenti e distinguere le informazioni dalla propaganda. Oggi questa intermediazione è venuta meno.»
Per la giornalista, il rischio è che la comunicazione politica diventi sempre più un messaggio unidirezionale
«Basti pensare che l’uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha comunicato dinamiche geopolitiche enormi tramite un social, bypassando i giornalisti accreditati alla Casa Bianca o le note ufficiali delle istituzioni. Si crea così la falsa impressione di un dialogo diretto con i cittadini. In realtà si tratta di pura propaganda, perché il cittadino, davanti a uno schermo, non ha gli strumenti né la possibilità di replicare o confutare una notizia falsa.»




