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“La RAI mi ha insegnato a credere nei sogni. Ora sto scrivendo un libro”: Noemi David si racconta

7 min di lettura

I giovani del secondo millennio vivono sospesi in un paradosso costante: spinti da una società sempre più rapida e performante, lottano, avanzano, cadono e si rialzano. Eppure, troppo spesso, finiscono incasellati dentro etichette fatte di stereotipi e pregiudizi.

Per questo oggi nasce questa rubrica, per raccontare le storie di giovani che oggi sono espressione di una generazione, delle sue potenzialità, ma anche delle sue contraddizioni. Per parlare a tu per tu con chi, oggi, riesce ad essere d’ispirazione per i più giovani.

È per dare voce a ciò che si muove sotto la superficie che nasce questa rubrica: uno spazio dedicato alle storie di giovani che incarnano le potenzialità di una generazione, le sue contraddizioni, il suo coraggio. Un dialogo diretto con chi oggi rappresenta un esempio, un’ispirazione, un punto di riferimento.La prima ospite ai microfoni di politichegiovanili.com è Noemi David – conduttrice, content creator e giornalista – che della comunicazione ha fatto un orizzonte e una missione. Una passione nata quasi per caso, dopo uno spettacolo di catechismo, e poi coltivata con abnegazione, sacrificio e un entusiasmo difficile da contenere.

Un viaggio di sola andata verso la Capitale, un incontro decisivo con la RAI – la “casa madre” del servizio pubblico – e oggi decine treni presi in tutta la Penisola per parlare di diritti, futuro e giovani. Nel frattempo, un libro in stesura e tanti sogni.

L’intervista a Noemi David

Noemi, ripercorriamo insieme il tuo percorso nella comunicazione: com’è nata la tua passione?

“La mia passione comincia quando ero veramente una bambina, perché, frequentando casa e chiesa, non c’era molto da fare. Mi ricordo che la mia catechista un giorno ci disse: ‘Dobbiamo fare questo spettacolino. Noemi, a te va di condurlo?’.
Non so perché mi diede questo compito, però, lì per lì, ricordo che fu molto piacevole. Poi per qualche anno non è più successo nulla”.

Quell’episodio, infatti, rimane nascosto dentro di lei. Negli anni, però, cresce un altro desiderio: diventare attrice. Così Noemi frequenta spettacoli teatrali, festival cinematografici, set amatoriali. Finché arriva l’incontro che cambia tutto.

“Avevo 15 anni quando ho incontrato un regista che un giorno mi ha detto: ‘Senti, ma tu sei una che parla tanto, non è che ti va di condurre?’.
Ho detto: ‘Proviamo, facciamolo’. È stato quello il momento in cui ho capito che avrei voluto fare questo nella vita, esattamente dopo quegli applausi finali, quando il sipario si è chiuso.

Mi sono detta: “Ma che figata”. È stato un mix di adrenalina e di fortuna, tanta fortuna, perché in quel quello stesso giorno c’era una televisione locale che si è avvicinata a me e mi ha detto: “Ti va di passare da noi?”.

L’adolescenza di Noemi prosegue con giornate pienissime: mattina a scuola, pomeriggio diviso tra studio e telegiornale locale. In più, il lavoro in una startup dal futuro particolarmente felice: Star2Impact.

“Non so come facevo a dividermi tra tutti gli impegni. Però ero contenta, combattevo tanto: ricordo un episodio che non dimenticherò mai. La vicepreside della scuola mi disse: ‘Ma tu perché fai tutte queste cose? Il curriculum non te lo fa quello che stai facendo tu adesso, te lo fa la scuola’.

Mi ricordo che uscii da lì con un buco nel cuore. Però ho continuato. L’unica cosa per cui ho provato un po’ di dispiacere è aver saltato magari alcune esperienze con i miei compagni”.

E, infatti, arrivano anche le prime e inevitabili rinunce:
“Ricordo che i miei genitori dissero: ‘Scegli, non puoi fare tutto’. Dovetti scegliere se fare la gita di quinta superiore o andare a Milano con Star2Impact per un evento. Io scelsi di andare a Milano: lì, però, compresi che il mio mondo non era quello delle startup.
Mi interessava più il palco, le luci, la conduzione”.

A 18 anni un aereo di sola andata per Roma. Una valigia piena di sogni e obiettivi. Tuttavia, una volta aperta, da quella valigia vennero fuori tante, troppe lacrime.

“L’ho vissuta malissimo. Io ho sempre sognato di andare a Roma. Infatti, il giorno del mio 18esimo compleanno i miei genitori mi fecero trovare le valigie fuori casa, come promessa che mi avrebbero permesso di trasferirmi nella Capitale.
Lì ho capito che i sogni erano belli, ma quando poi ho dovuto fare veramente le valigie. Mamma mia, quanto ho pianto.
 

Lasciare la propria città è difficile. Io torno spessissimo a Messina, quasi ogni settimana. Però in quel periodo è stato bruttissimo, perché da un lato ero contenta perché avrei iniziato a lavorare con Skuola.net, con cui mi sono affermata nel mondo della comunicazione, dall’altro sentivo una grande nostalgia verso la mia famiglia, gli amici, i miei comfort”.

A Roma Noemi si afferma quale voce e volto di Skuola.Net. Eppure, dietro di lei, rimane ancora l’incognita universitaria: 

“Avevo un accordo con mia madre: ‘Tu iscriviti a all’università, dai gli esami e io ti faccio andare una volta a settimana a Roma a frequentare un’accademia per conduttori’.
Non mi sono mai laureata, facevo finta di andare all’università, poi ho finito il corso nell’accademia di conduzione e lì ho conosciuto il team di Skuola.net.

Eppure, verso i 21 anni, mi sono detta: “Sento il desiderio di laurearmi”, proprio come mia soddisfazione personale. Avendo tanto tempo a mia disposizione, tra treni, aerei e pullman, sono riuscita a studiare e a laurearmi”

Responsabilità più grandi, aspettative più alte: per Noemi, ben presto, diventa di fondamentale importanza provare (e riuscire) a gestire anche le proprie “pressioni” interne. 

In ogni cosa che faccio ho l’impressione di non essere mai soddisfatta al 100%. Quando ho finito Skuola.Net mi sono detta: ‘Secondo me non posso più dare altro al programma’. Avevo parlato tanto di università e scuola: mi sentivo già cresciuta e non più coerente con il target.

Quindi ho pensato di voltare pagina. Ed ho iniziato a lavorare con Mondadori, con cui tutt’ora collaboro. Oggi, però, sto imparando anche a godermi maggiormente il presente, nonostante pensi sempre: “E dopo? Quale sarà il passo successivo?’”.

Recentemente, anche Noemi è finita al centro della condivisione di immagini di influencer e personaggi pubblici su canali a sfondo sessuale. Alcune sue foto sono state infatti acquisite e pubblicate decontestualizzate e con chiari riferimenti sessuali.

“Sono molto contenta di affrontare questo argomento. Perché la mia primissima reazione era un po’ sconcertata. Non sapevo se ridere o piangere. Più che altro perché erano foto molto semplici, dato che io sono molto attenta a ciò che pubblico.

Erano mie foto in palestra, semplicemente decontestualizzate e riportate in un ambito sessuale. La prima cosa che ho fatto è stata chiamare il mio avvocato per capire il percorso da fare”.

Sulla denuncia: 

“Ci ho pensato molto anche se denunciare pubblicamente o meno, perché io sapevo che, come  poi è successo, molti mi hanno detto: ‘Eh, però te la sei cercata’, ‘Le foto non sono più tue una volta che le pubblichi’. Peccato che io non avevo neanche immaginato potessero essere decontestualizzate in questo modo.

Ho deciso, quindi, di fare diversi incontri nelle scuole e la cosa che ho scoperto è che tantissime ragazzine, bambine di 10-11 anni mi hanno raccontato, anche con molta ingenuità, che anche a loro era successo. Mi raccontavano di uomini che si nascondevano dietro profili di bambini e chiedevano loro appuntamenti, foto.

Oggi sto cercando anche di immaginare degli incontri mirati: sto costruendo un percorso con il Comune di Messina per andare presso le scuole medie a parlare dell’argomento attraverso delle educatrici e delle psicologhe”.

La sua storia darà ispirazione a un libro, scritto per tutti coloro che affrontano Revenge Porn e condivisone non consensuale di immagini riservate:

“Una notizia che ancora non ho detto a nessuno: sto scrivendo anche un libro. Sarà un romanzo per bambini e per bambine, soprattutto, in cui racconterò una storia d’amore e farò capire quanto sia importante non fidarsi di chi si conosce online.

Non so se lo pubblicherò mai, però ciò che mi è successo quest’estate mi ha spinto a fare qualcosa di concreto.
La mia protagonista si chiama Irene e ha 13 anni: ho pensato che magari leggendo una storia di una loro coetanea, possano capire che per qualsiasi problema devono parlare con la mamma, col papà, con la maestra o con l’insegnante di danza”.

Uno sguardo, infine, sulle nuove generazioni: cosa manca all’Italia di oggi?

“Sicuramente più giustizia. L’Italia è un Paese in cui la giustizia, a volte, non arriva o arriva lentamente. E, poi, ti dico assolutamente la parità di genere, perché ne stiamo parlando tanto, però ancora il lavoro da fare è lungo, e una donna deve sempre fare di più per dimostrare che può essere una brava mamma, una brava moglie e anche una brava lavoratrice. Quindi, sogno un mondo più equo”.

“Io vedo che siamo anche un po’ succubi delle generazioni passate. C’è non poca pressione da parte loro nei confronti dei giovani”.

La Rai ha segnato per sempre una pagina indelebile dei primi anni di carriera:

“La RAI mi ha insegnato proprio che i sogni sono belli e, se ci credi veramente, puoi realizzarli. Io ho condotto un programma su Rai 2 dai 21 anni fino ai 24.
Io sognavo di condurre un programma in Rai soprattutto per una questione personale, perché con mia nonna guardavamo la televisione, quando lei non stava più bene e guardavamo solo la Rai, quindi per me era un po’ un sogno da coronare anche per lei.

L’esperienza è stata bellissima. Io ero la più giovane e gli altri conduttori sono stati dei compagni di viaggio a tutti gli effetti, perché mi spiegavano delle dinamiche che non conoscevo e mi rassicuravano quando c’era qualcosa che non andava.  

Ricordo la prima volta: avevo un bel po’ di tachicardia, mi batteva fortissimo il cuore. Quando, però, abbiamo battuto il primo ciack, durante il primissimo servizio ero super tranquilla. Mi sentivo completamente appagata. Ho detto: ‘questo è ciò che voglio”.

Oggi, Noemi, a che punto è?

“Oggi cerco di godermi il presente. Ho capito che non esiste solo l’elemento professionale. Per tanto tempo vedevo soltanto il mio lavoro: non consideravo il contesto sociale, perché mi sembrava una perdita di tempo. Adesso, invece, ho capito che questo fa parte della vita ed è una parte fondamentale”.

Infine, Noemi ci racconta chi è la persona a cui dedica ogni suo traguardo, la sorgente della sua grande passione per la televisione e l’informazione:

 “Mia nonna, sicuramente. Non mi è stata vicina durante la conduzione in RAI perché è venuta a mancare prima. È stata lei che mi ha dato i primi giornali da leggere quando avevo 4 anni. I miei genitori lavoravano dalla mattina alla sera ed io stavo spesso con la nonna. Con lei si guardava Rai 1, Rai 2, niente cartoni e si leggeva solo la Gazzetta del Sud”.

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