La cinquantacinquesima edizione del Giffoni Film Festival si chiude con una magia dal sapore intenso. È il momento di riporre il badge targato GFF nel cassetto e chiudere un altro capitolo, uno di quelli che non dimentichi facilmente.
Deve averlo pensato anche il Direttore, anima e fondatore del Festival Claudio Gubitosi, mentre davanti ai suoi occhi scorrevano inesorabili i momenti conclusivi di Giffoni 55. Per lui questa è stata un’edizione dai contorni malinconici: è stata l’ultima da Direttore del Festival.
Dalla cerimonia di apertura della prima edizione, nel 1971, sono trascorsi cinquantacinque anni. Eppure – per Gubitosi – il tempo sembra non pesare: diventa invece materia viva, un’occasione per formare le nuove generazioni ed educarle ai sogni. Il testimone, però, passa in mani esperte, cresciute a “pane e Giffoni” – come spesso sottolinea.
Jacopo Gubitosi, direttore generale, e Luca Apolito, direttore artistico, guideranno il futuro del Festival: con loro un team di professionisti cresciuto sotto l’ombrello creativo del padre di Giffoni. “Sarà un gruppo – dice Gubitosi – pronto a reggere l’urto delle novità”.
Per il Direttore non è un addio. “Continuerò a seguire Giffoni, non farò più il Festival ma mi dedicherò ad altro”, spiega. La sua missione continuerà attraverso il dialogo con i giovani: viaggerà lungo tutto lo Stivale per narrare la storia e l’essenza di Giffoni, avvicinando i ragazzi a quella Cittadella in cui Gubitosi ha sempre creduto.
Eppure, lasciare questo ruolo e affidarlo a cuori e menti esperte rientra nella cultura che ogni anno Giffoni propone: formare le nuove generazioni e affidare loro il futuro della nostra società. È un atto di fiducia e corresponsabilità collettiva, che ispira a sognare e sentirsi liberi, sentirsi umani.
È una scelta che giunge al termine di un’edizione che ha portato un “Nuovo Giffoni in una città in festa – dichiara Gubitosi. Ci sono migliaia e migliaia di persone che sono felici. La cosa importante è che ognuno che è venuto qui si sia sentito parte di una grande famiglia, parte di un progetto che è made in Campania, made in Italy, amato in ogni parte del mondo e riferimento costante per l’Europa”.
Il Festival, quest’anno, ha scelto di proteggere e salvaguardare l’umanità, tema di Giffoni 55:
“Negli ultimi tre anni abbiamo trattato il tema degli invisibili. Pertanto abbiamo continuato il percorso in questo modo”, ci spiega.
“Dove sta andando questo mondo? È impazzito completamente sotto tutti i punti di vista. Vediamo orrori, guerre dappertutto, sopraffazioni. Allora io mi sono chiesto, noi siamo genere umano, ed è naturale, ma siamo anche umani?”.
Inoltre, anche quest’anno Giffoni si portavoce di un messaggio che lancia con decisione: “Stiamo gridando al mondo che bisogna ritornare ad essere umani. Guardandoci negli occhi, accettando le diversità, comprendendo le ragioni, mettendo pace dappertutto, fare in modo che ognuno si riconosca nell’altro”.
Giffoni 55 è stata, come tante altre negli scorsi anni, un’edizione fortemente sostenuta anche dall’Unione Europea: “Se volete vedere dov’è l’Europa venite a Giffoni, perché ogni luogo ha un cartello dei fondi europei. L’Europa qui ha investito moltissimo sulle idee, sulla partecipazione con il Comune, con la mia regione, con lo Stato. L’Europa è stata molto importante per noi”, conclude Gubitosi.




