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Terzo Settore prepara le giovani generazioni all’ingresso sul mercato del lavoro: il volontariato e l’educazione non-formale diventano il motore della società

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Il volontariato e l’educazione non-formale diventano il motore della società, attraverso il ruolo importante del Terzo Settore per la vita dei giovani; ci dà questa direzione il nuovo decreto interministeriale del 31 luglio 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 248 il 24 ottobre 2025. Si tratta di un passo importante verso il riconoscimento ufficiale delle competenze acquisite attraverso l’attività di volontariato. Il decreto, firmato dai Ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Pubblica Amministrazione, dà attuazione all’articolo 19 del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) e stabilisce come valorizzare, in ambito scolastico e lavorativo, le competenze maturate nelle esperienze di volontariato. In altre parole, si riconosce finalmente che ciò che si impara “sul campo”, dedicando tempo e impegno agli altri, ha un valore reale e spendibile anche nel mondo del lavoro e nei percorsi di formazione; il volontariato visto non solo come solidarietà, ma anche come crescita personale e professionale di colui che impegna se stesso all’interno della società.
Tanti cambiamenti e tante novità per un settore di cui, forse, nemmeno coloro che sono elementi vitali di esso sanno che ne fanno parte o non riescono ancora a comprendere tutte le novità. Tanti, invece, sono, magari, spaventati di questi cambiamenti, di adeguarsi al nuovo, di dover diventare più strutturati, più interconnessi con altre realtà territoriali, generalmente… più formali.

Il Terzo Settore è l’insieme di organizzazioni private senza scopo di lucro che svolgono attività di interesse generale, cioè utili alla collettività con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. In altre parole, è il “terzo” ambito della società accanto a: Stato e Pubblica Amministrazione (che operano per dovere istituzionale), mercato e imprese (che operano per profitto). Il Terzo Settore comprende quindi associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, enti filantropici e altri soggetti che:
– non distribuiscono utili,
– reinvestono le risorse nelle proprie attività,
– promuovono la partecipazione, la solidarietà e l’inclusione sociale,
– operano in campi come assistenza, educazione, cultura, ambiente, sanità, sport, diritti, e così via.

Secondo il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), questi enti sono definiti come:
“Enti di carattere privato, diversi dalle società, che perseguono, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di attività di interesse generale.”

Il Decreto 31 luglio 2025 – Definizione dei criteri per il riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato parte proprio dal D.Lgs. 117/2017 e dal Decreto ministeriale del 9 luglio 2024.
Facciamo un po’ di chiarezza, per non perderci tra tante nozioni che, apparentemente, sembrano troppo complicate. Qui ritorniamo al discorso del cambiamento, in quanto c’è un impatto sul modello organizzativo dell’ente. Questo deve diventare più strutturato nella gestione del volontariato: non più soltanto mettere “una persona a disposizione”, ma progettare, accompagnare, documentare l’esperienza. Deve predisporre percorsi di volontariato con un progetto definito, chiaro, che contiene obiettivi, durata, risultati attesi, l’ente deve essere in grado di collaborare, se richiesto, con i servizi regionali e/o entità titolate alla “individuazione/validazione/certificazione” delle competenze e la documentazione delle attività svolte dal volontario (ore, compiti, supporti, tutoraggio) assume un peso maggiore, perché da essa dipende il riconoscimento delle competenze.
Alcuni elementi operativi che l’ente dovrebbe considerare:
-Definire all’avvio del percorso volontario un progetto personalizzato sottoscritto dal volontario e dall’ente, con durata (ore/giorni), obiettivi/risultati attesi.
-Garantire la presenza di informazione/accoglienza del volontario: un tutor o referente che lo accompagni nella esperienza
-Monitorare la partecipazione (ad esempio: il Decreto parla di un minimo di 60 ore in 12 mesi, salvo diversa previsione, come requisito minimo per il riconoscimento
-Collaborare con le strutture che erogano i servizi di individuazione/validazione/certificazione delle competenze, se l’ente è titolato o intende essere titolato
-Conservare la documentazione delle attività svolte e delle competenze acquisite, in modo che possa essere attestata, registrata, rendicontata.
Piccoli cambiamenti che portano valore:
Serve un approccio orientato alla qualità dell’esperienza di volontariato, considerato come ambiente di apprendimento (sociale, civico, trasversale) piuttosto che solo come risorsa operativa. Potrebbe esserci bisogno di formazione interna (tutor, referenti, staff) per conoscere questi nuovi criteri e gestire i processi (progetto, monitoraggio, valutazione). L’ente può valorizzare la propria offerta di volontariato come “percorso che dà competenze” e non solo “attività di servizio”.
Allineandosi a questi quadri, gli enti del Terzo Settore sono chiamati a progettare esperienze di volontariato intenzionalmente formative, integrando elementi di:
• co-programmazione (con le istituzioni pubbliche, le scuole, i centri per l’impiego, le università ecc.);
• co-progettazione (insieme al volontario e ai partner territoriali);
• valutazione e attestazione delle competenze (in collaborazione con soggetti titolati).

Per definire e descrivere le competenze che possono emergere dalle esperienze di volontariato, il Decreto 115/2024 richiama l’allineamento ai principali quadri europei di riferimento sviluppati dalla Commissione europea, quadri che dovrebbero diventare oggetto di studio e utilizzo maggiore:

DigComp (Digital Competence Framework for Citizens):
Individua le competenze digitali necessarie per vivere, lavorare e partecipare attivamente nella società digitale. Nel volontariato può tradursi nella capacità di usare strumenti digitali per comunicare, gestire progetti, promuovere iniziative, raccogliere dati e misurare l’impatto sociale.
LifeComp (European Framework for Personal, Social and Learning to Learn Competence):
Delinea le competenze personali, sociali e di “imparare a imparare”, centrali nelle esperienze di volontariato: consapevolezza di sé, empatia, collaborazione, resilienza, pensiero critico e responsabilità sociale. È il quadro di riferimento più vicino ai valori del Terzo Settore e alla crescita personale che il volontariato genera.
EntreComp (Entrepreneurship Competence Framework)
Riguarda la competenza imprenditoriale intesa in senso ampio, come capacità di trasformare idee in azione, di iniziativa, creatività e progettualità. Applicato al volontariato, significa saper ideare, organizzare e portare a termine attività a beneficio della comunità, sviluppando spirito d’iniziativa e senso di responsabilità civica.

Il Decreto del 31 luglio 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2025, rappresenta un punto di svolta per il volontariato in Italia, introducendo un approccio più strutturato e una maggiore responsabilità in capo agli Enti del Terzo Settore nei confronti dei propri volontari.

Per approfondimenti:
LifeComp
https://joint-research-centre.ec.europa.eu/lifecomp_en
DigComp
https://joint-research-centre.ec.europa.eu/projects-and-activities/education-and-training/digital-transformation-education/digital-competence-framework-citizens-digcomp_en
EntreComp
https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/glossary/entrecomp.html
Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017)
https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglio/codici/terzoSettore
DECRETO 115.09-07-2024 https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normativa/decreto-ministeriale-115-del-09072024

Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2025 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2025/10/24/248/sg/pdf

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