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Lello Marangio sulla disabilità: “Le barriere più difficili da abbattere sono quelle mentali”

2 min di lettura

Lello Marangio porta al Giffoni Film Festival, durante la sua quinta giornata, un’importante lezione di umanità fatta di sorrisi, emozioni e leggerezza. Ospite della sezione Impact, l’autore e umorista racconta la sua storia con profondità ma senza perdere il sorriso: usa l’ironia come strumento di inclusione, abbattendo barriere mentali e culturali. 

Tra risate e riflessioni intense, Marangio apre il cuore ai microfoni di politichegiovanili.com, condividendo esperienze e momenti di vita che lo hanno reso l’artista e l’uomo che è oggi.

La tua missione è raccontare la disabilità con ironia. Da dove nasce questa scelta?Nasce perché ho letto e vissuto tanto il tema della disabilità, ma vedevo che veniva sempre raccontata con una certa pesantezza, che in parte è anche doverosa. Però, visto che faccio l’umorista da 35 anni, a un certo punto ho detto: basta. Voglio cambiare rotta, parlarne a modo mio. Così ho unito la disabilità all’ironia. È nato il concetto di “disabilità con il sorriso”, che mi sta portando in giro per l’Italia con tanti bei progetti.”

Hai detto spesso che la disabilità va trattata “con i guanti”. Cosa intendi? Intendo che bisogna trattare le persone con disabilità con attenzione e delicatezza. Purtroppo, oggi c’è ancora poca umanità in questo. “Trattare con i guanti” significa trattare con cura, con rispetto, senza fare del male – spiega Lello Marangio –  Le persone con disabilità partono già da uno svantaggio, per questo è importante accoglierle e non ostacolarle ulteriormente.”

Qual è il segreto per parlare di temi così importanti con leggerezza ma senza superficialità? Serve consapevolezza. Io sono un addetto ai lavori e conosco bene queste dinamiche. L’ironia può aiutare, ma va usata con gusto e rispetto. E poi non lo faccio da solo: da oltre dieci anni porto avanti questo lavoro con altri, ed evidentemente la strada è quella giusta.”

Il tema di Giffoni quest’anno è “Diventare umani”. Cosa significa per te?“Significa recuperare empatia, altruismo, abbandonare l’egoismo. Siamo sempre più disumanizzati, eppure c’è tanto bisogno di umanità. Diventare umani vuol dire pensare agli altri, capire i loro bisogni, e agire di conseguenza.”

Come possiamo coltivare ogni giorno la cultura dell’inclusività?  “Partendo dal riconoscere che le persone con disabilità non sono contente delle difficoltà che vivono. Ogni piccola attenzione fa la differenza: un parcheggio accessibile, una rampa per salire, una parola gentile. Io ho uno slogan: “Inclusione è quella bella parola dove tutti possono fare tutto con tutti”. È un dare e avere continuo.”

Quali sono oggi le barriere più difficili da abbattere? “Quelle mentali. Quelle architettoniche si superano con uno scivolo o una mano tesa. Ma le barriere mentali  resistono.”

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