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Napoli è una delle province più povere d’Italia: l’indagine della Federico II di Napoli

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Tra povertà educativa e futuro giovanile, ecco cosa dice lo studio.

La provincia di Napoli è uno dei territori che presenta il più alto tasso di povertà educativa in Italia, registrando un preoccupante aumento del 37%, dato significativamente superiore alla media nazionale (22%). È questo quanto emerge dall’indagine statistica condotta dall’Università Federico II di Napoli in collaborazione con Save The Children, con l’obiettivo di comprendere la presenza delle barriere educative sul territorio partenopeo.

Le docenti Cristina Davino e Rosaria Romano del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche hanno illustrato ai microfoni di politichegiovanili.com il significato e le implicazioni del fenomeno.

‘’La povertà educativa – spiega la docente Davino – è la deprivazione di quelle opportunità fornite dalla scuola, dal territorio e dalle famiglie che impediscono ai giovani adolescenti di far fiorire liberamente le proprie aspirazioni, i propri sogni e il proprio futuro.
Il nostro compito è di fornire una misurazione del fenomeno a livello capillare, mappandolo per le municipalità della città di Napoli e per le aree territoriali della sua provincia. Solo misurando il fenomeno e capendo quali sono gli elementi su cui agire probabilmente si potrà capire anche come abbattere la povertà educativa’’.

L’indagine è stata svolta su una classe campione appartenente a una specifica fascia d’età, quella dai 15 ai 19 anni. ‘’Ciò che è emerso maggiormente dallo studio, in merito alle aspettative dei giovani sul loro futuro, sono le differenze dettate dalle diverse opportunità legate al contesto familiare’’, dichiara Rosaria Romano.

Il tema della povertà educativa è stato anche al centro del confronto tra le ragazze e i ragazzi di Impact! e l’autrice Chiara Nocchetti, che ha presentato al pubblico della Sala Verde ‘’Vico Esclamativo’’, il suo primo libro.

‘’Abbiamo ragionato su quanto il contesto in cui nasciamo influenzi le nostre decisioni e le nostre possibilità di futuro. Il mio primo libro ‘’Vico esclamativo’’ racconta storie di ragazzi nati nel Quartiere Sanità di Napoli che sembravano non avere possibilità ma che, invece, sono riusciti a stravolgere la loro vita grazie a un elemento: la fiducia in un futuro e la cooperazione’’, spiega l’autrice.

Oggi hai detto che non è vero che ‘’se puoi sognarlo, puoi farlo’’, perché non è così? Dire che ‘’se puoi sognarlo, puoi farlo’’ equivale a dire che ‘’se vuoi, puoi’’. Io credo che non tutti abbiano la stessa possibilità di sognare, quindi bisogna innanzitutto allenarsi a farlo. Perché sognare le cose è un privilegio e non tutti possono permetterselo. Chi ne gode, secondo me, ha il dovere di aiutare chi non può a costruirsi prima di tutto l’immaginazione di futuro e poi a realizzarla.

Cosa emerge dalle nuove generazioni?
La parola più usata nelle mie classi di coaching è ansia sul futuro. È un tema su cui bisogna ragionare molto. Sento che i più giovani abbiano paura del futuro e se si ha troppa paura di qualcosa non la si affronta nel modo giusto. Tuttavia, ho grande fiducia in loro perché se da un lato emerge un forte scoraggiamento, dall’altro, c’è una grande voglia di combattere quest’ansia con gran consapevolezza.

Dal dialogo di ieri è emerso un sentimento di estrema ansia e precarietà, che rischia di scavare baratri sempre più profondi. L’educazione, però, resta ancora oggi il ponte più potente per immaginare e costruire un futuro diverso.
Non basta dire ai giovani di credere nei propri sogni: occorre metterli nella condizione concreta di poter sognare. E poi, insieme, aiutarli a realizzarli.

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